In questi racconti viene usato spesso un linguaggio esplicito e volgare per una mia precisa scelta. Mi sembrava corretto avvisare i potenziali lettori in modo che possano scegliere se continuare con la lettura o meno.


giovedì 23 febbraio 2012

Vita da Bar ep 39 Il Babbuino.

La sicurezza ha sgomberato lo Star Wars Bar e ha lasciato noi dello staff al rito del riepilogo della giornata con birra di decompressione.
Solo Michelle, che dopo aver ucciso Squalo è ancora più confusa sul proprio orientamento sessuale, si è allontanata per intrattenersi con una brunetta sul fondo del parterre, da dove arriva solo qualche parola e qualche risatina uterina. Io lancio occhiate furtive e sospetto che la ragazza abbia il desiderio etero con una fantasia omosessuale. Sospetto confermato quando iniziano a baciarsi duro e la mora si eccita toccando Michelle sia nella parte maschile sia nella parte femminile. Mi scopro morboso nel guardarli non visto e poi scopro che la ragazza ha degli occhi da cerbiatto con i quali intercetta il mio sguardo. Non faccio in tempo a fingere casualità nel guardarli che la ragazza si distacca da Michelle e le dice qualcosa, toccandola fra le gambe. Michelle si trova d'accordo e senza girarsi mi chiama a loro. Mi vuole coinvolgere in una cosa a tre. Io tentenno, dico che ho promesso ad Akane di andare a casa. Michelle mi rassicura che la mia sessualità non sarà turbata da esperienze che già non ho fatto. Mando un sms ad Akane: Vado a casa, sono stanco.
Ok. E' la risposta.
Il tempo di fare il breve tragitto a piedi e mi ritrovo sulla soglia di casa mia con una barely legal e un trans. La fantasia della mora occhi da cerbiatto è quella di fare l'ingorda e avere due uomini, una donna e qualcosa con cui doparsi. La mia collega le ha dato un pezzo da farsi appena arrivati a casa mia, tutto per lei. Insomma Michelle sembra un ottimo ospite. Aprendo la porta di casa, eccitato, immagino le prossime ore come qualcosa di eccezionale. Invece il disastro.
L'appartamento è sconquassato, sul pavimento libri e suppellettili, i mobili della cucina e della living zone aperti e svuotati. Il mio bel divano tutto squarciato con l'imbottitura che fuoriesce.
Maledico i topi d'appartamento che colpiscono alla cieca.
Michelle esordisce che il suo monolocale puzzerà anche ma è sicuramente più in ordine del mio sei vani con terrazzo.
Occhi da cerbiatto si accomoda sul mio ex divano e tira giù la coca su quel che rimane del mio tavolino, per nulla disturbata dall'apocalisse scesa in terra, localizzata nel mio appartamento. Dopo averla offerto a me e a Michelle, che accetta di buon grado, anche lei come se la cosa non solo non la riguardasse ma non ne fosse neppure a conoscenza, i due iniziano a baciarsi avvinghiati e con le mani che vanno dappertutto. Io non so di cosa stupirmi di più ma la mia priorità ora è verificare cosa è rimasto del resto della casa.
La camera da letto è a soqquadro ma i danni sono limitati alle lenzuola e ai vestiti buttati sul pavimento.
La camera degli ospiti è intonsa, se non fosse per quel mucchio di coperte sul divano letto. Rimango li, davanti al divano letto, pensando che in fondo non mi hanno rubato nulla. Il portatile è al suo posto, la tv pure, i contanti sono pochi e sono in vista sulla mensola nello studio. Tutte le finestre sono aperte sul basculante e penso che da li non può essere entrato nessuno. Vado a controllare la porta e necessariamente passo dalla zona living, dove Michelle ci sta andando giù duro impegnata in un cunnilingus.
La porta è a posto.
Michelle si toglie le mutandine da donna e, scostata la gonna che porta, mostra un accattivante pene rigonfio ad occhi da cerbiatto che lo inizia a divorare con l'ingordigia che l'ha contraddistinta fino a qua. Tutto questo accade a casa mia mentre io cerco una soluzione plausibile al mistero dell'intruso.
Rimane la porta che da sul terrazzo: aperta. Ecco da dove è passato il bastardo, penso.
Siamo all'ultimo piano, cazzo. Il mio terrazzo da sul tetto. Ci vuole un acrobata per arrivare.
Svelato l'arcano non mi sento meglio, anzi mi sento violentato. Un bastardo infame è entrato in casa mia e ha rovistato ovunque, partendo dalle salse in cucina arrivando alle calze in camera da letto, passando dai libri nel soggiorno. Non faccio in tempo ad iniziare una sequela di insulti che sento delle urla stridule provenire dalla camera degli ospiti.
Michelle e cerbiatto si fermano incuriositi, Michelle in ginocchio sul divano e cerbiatto prona con il cazzo di Michelle ancora in mano nella posizione di una fellatio interrotta. Guardo in camera degli ospiti: un cazzo di babbuino spunta fuori dalla montagnola di coperte che c'era sul divano letto. E urla incazzato. Indietreggio, non sapendo bene cosa fare. Il babbuino mi viene incontro.
Cosa succede gioia?” Mi chiede Michelle ancora sul divano.
Chiudo la porta uscendo dalla stanza.
Un babbuino!” E' l'unica cosa che riesco a dire.
Cosa?” Domanda Michelle.
C'è un babbuino di la!” Rispondo non credendo alle mie parole.
Perché tieni un babbuino in casa?” Chiede cerbiatto.
Non tengo un babbuino in casa!” Rispondo stizzito.
Ma non hai detto che c'è un babbuino?”
Non so se è più surreale il dialogo con cerbiatto o che un babbuino si sia introdotto in casa mia. Da dove cazzo arriva un babbuino? Perché c'è un babbuino nella stanza degli ospiti?
Un babbuino che sta sbattendo oggetti e mobili oltre che urlare stridulo come una fidanzata che ti ha scoperto a letto con un'altra. Alle cinque del mattino, peraltro.
Alla fine il babbuino apre la porta, ci vede, si ferma e si zittisce. Poi mostra le zanne fischiando aggressivo.
Michelle, la pistola!”
Ma che cazzo dici? Non vorrai sparare ad un babbuino?”
Altroché se voglio sparargli. Se non gli spariamo ci azzanna.”
Oh! Che bello. Allora vedi che ce l'hai il babbuino. Ma è domestico?”
Cazzo non la reggo più 'sta puttanella drogata e ninfomane.
Hai un idea migliore per liberarci da questa bestia?” Ignoro cerbiatto e mi rivolgo a Michelle.
Apri la porta e fallo uscire.”
Intanto cerbiatto ricomincia avida la sua fellatio a Michelle che è ancora in splendida forma. Michelle infastidita la allontana e si alza dal divano come chirurgo l'ha fatta pronta a mettere in atto il suo semplice piano. Apre la porta e invita il babbuino ad uscire. Cerbiatto per non stare con le mani in mano tira giù un'altra riga sul tavolino mezzo fracassato. Michelle continua ad incitare l'animale ad uscire, per contro la scimmia è ferma in mezzo all'appartamento a studiare la situazione.
Cerbiatto ha finito le operazioni di stesura. Accanto a sé c'è ancora un po' di roba in una bustina di plastica.
Il babbuino fa la sua scelta e in un attimo si avventa sulla busta che ingerisce in un sol boccone.
Gli attimi che seguono sembrano usciti da un documentario di NatGeo mandati avanti a doppia velocità. Sembra di assistere al parossismo di quelle scimmiette a pile che battono i piatti. Si agita e urla, salta contro i muri, sui muri, si ribalta come un ballerino freestyle di Hip Hop.
Michelle è immobile, sempre sulla porta, nuda, nudo; cerbiatto è fotografata sul divano con il culo per aria e la testa china nell'atto di farsi un pippotto; io vedo tutto dall'alto in un esperienza extracorporea dove il mio io terreno è immoto, fisso, pietrificato, vertice di un triangolo scaleno i cui altri due vertici sono i miei ospiti.
Il babbuino infine si accascia sul pavimento, ansimante. Un urlo agghiacciante lacera per l'ultima volta l'aria, le zanne si mostrano in tutta la loro estensione, ed infine si spegne esausto alla ricerca di un riposo eterno alla propria estenuante performance.
Noi tre sempre nella formazione del triangolo scaleno.
In silenzio.
Beh, sembra che il problema si sia risolto da solo.” Rompe il silenzio Michelle, comunque ancora immobile.
Ed infine il peggio.
Spunta Akane dietro Michelle, facendosi spazio per entrare. Al centro del triangolo scaleno si ferma. Si guarda intorno e vede una puttanella come mamma l'ha fatta che si sta facendo un pippotto, un trans, anch'esso nudo, sull'uscio di casa e una scimmia morta.
Ma che...” cerca la parola “...porcate...” parola trovata “...state facendo?”
Non è come pensi...” il mio esordio è debole.
Non c'è nulla da pensare è tutto così lapalissiano: te la stavi facendo con Michelle, con questa sciacquetta che sarebbe offensivo per sua madre che lo fa di mestiere chiamare peripatetica e, evidentemente, anche con un babbuino. Chiamarti pervertito offenderebbe quelli che vanno con Michelle o con la madre di quella sciacquetta o con un babbuino: tu stavi facendo tutt'e tre le cose contemporaneamente.” Tutto di un fiato. Talmente veloce che cerco di capire chi ha offeso di più.
No, no. Non è così. Guarda: sono ancora vestito.” E mentre lo dico mi rendo conto di aver detto una cazzata.
Appunto. Vai, spogliati pure, io tolgo il disturbo.”
Quel cazzo di “ancora” mi è uscito così, come reale giustificazione: cara non ho fatto nulla perché non ne ho avuto il tempo, pensavo non venissi.
No, non andare via! Ce n'è per tutti, dai fermati.” Cerbiatto non si smentisce.
Piccola, le hai appena chiesto di prendere il posto di un babbuino morto. Non credo proprio che accetterà.” La ammonisce Michelle.
Cazzo Michelle, così non mi aiuti, penso.
Ma ormai il danno è fatto.


Sono ormai le nove, Akane se n'è andata e ho faticato a mandare via Michelle e cerbiatto e a liberarmi della carcassa dell'animale.
Mi rivolto nel letto cercando di capire che spiegazione plausibile dare ad Akane e da dove venisse quell'animale, quando il sonno, finalmente, mi fa suo regalandomi degli incubi terribili. Nel mezzo di uno di questi non sento passare il furgoncino che annuncia l'arrivo del circo. L'arcano lo svelerò il giorno dopo, quando su tutte le locandine dei giornali campeggerà il titolo di un babbuino scappato dal tendone e trovato morto di infarto in un anonimo cassonetto della spazzatura.
E sarà ancora più difficile spiegare qualcosa ad Akane.

mercoledì 19 ottobre 2011

Vita da Bar ep 38 Lo Squalo

Il travone nero al banco mi sussurra l'ordinazione che naturalmente non capisco.
Sarà qualche frociata tipo vodka pesca lemon piuttosto che redbull, bevono tutti la stessa cosa sti cazzo di uomini con le tette. E sussurrano tutti. Come a nascondere il vocione, come se me ne fregasse un cazzo del loro vocione e come se potessi capirli con il casino infernale che c'è in questo acquario spaccatimpani.
Mentre gli faccio un cocktail a mia scelta, tanto non si lamenterà, mi ritrovo a misurarlo: è un bestione alto due metri, complici i tacchi su cui si muove come una scimmia con una zampa più corta dell'altra.
Non deve essere facile starci sopra. Al travone, intendo, non sui tacchi.
E chissà com'è starci sotto.
Al banco c'è anche un uomo senza tette che mi infastidisce con la sola presenza. Sento già un feedback negativo, un aura di karmayoga tossica. Guai, insomma.
Flirta con il travone nero credendolo una donna ed è evidentemente un maschio alfa che non c'entra assolutamente nulla con la festa dei tre sessi del sabato sera. Mi chiedo quanto sia ubriaco per non accorgersene, poi opto per l'opzione cecità totale. La terza, sono frocio ma non lo so ancora, l'ho scartata a priori.
Anche il suo approccio al travone è machista e quando si tocca il pacco dicendo fra i denti che gliela romperebbe raggiunge l'apoteosi del nonsense.
Il travone ammicca e si scosta leggermente dal banco.
Il maschio alfa machista feeedback negativo karmayoga tossico mi chiede un vodka e cola.
Ma che cazzo bevi? Solo i poliziotti in borghese mi chiedono vodka e cola. Penso fra me.
Lo scontrino?” Gli chiedo gentile.
Tu fammi il vodka e cola, coglione.”
Sto un attimo in silenzio, livido in volto. Respiro profondo. Sto per dirgli che deve andare a fare lo scontrino quando Peterpenis posa sul banco un vodka e cola.
Gli sorride dicendogli “pronto, Squalo.”
Il maschio alfa non lo ringrazia neanche ma gli chiede se mi scoreggia il cervello.
Io sono allibito.
Li guardo attonito e incazzato più che mai.
Oh coglione, ma lo sai chi sono?” Mi dice.
No, non lo so chi sei. Ma ti faccio buttare fuori dal locale faccia di cazzo. Penso.
Ancora una volta Peterpenis si intromette e gli dice di lasciar perdere, che sono nuovo, blablabla.
Va beh, spiegagli tu chi sono a quel coglione, che io c'ho da fare.” Dice allontanandosi dal banco. Raggiunge il travone nero.
Allora? Chi cazzo è?” Chiedo tremando dalla rabbia.
Lascia stare che t'ho salvato la vita. E' Squalo. Perfino i buttafuori hanno paura di lui. E' un pazzo. Gira col ferro in tasca.”
Peter mi fa notare il rigonfiamento sotto la giacca, all'altezza della vita dei pantaloni.
Non ti sembra strano che giri con la giacca in questo periodo?”
In effetti fuori ci sono ventotto gradi e dentro almeno cinquanta.
Lascia stare, va'” Ribadisce Peter. “E se torna dagli quello che vuole.” Mi consiglia.
Poi mi racconta una leggenda secondo la quale sarebbe la reincarnazione di un delinquente che tramanda il suo karmayoga tossico da oltre trecento anni, quando ancora c'erano le celle a Palazzo Ducale.
Me ne faccio una ragione e spero solo di non averlo più al banco perché sono una testa di cazzo e se una testa di cazzo incontra un'altra testa di cazzo con la pistola la testa di cazzo senza la pistola è una testa di cazzo morta.
Poi lo vedo tirare giù due righe sulla mensola di cristallo e invitare il travone a farsi la prima.
Mi sembra troppo.
Chiamo la sicurezza via radio.
E via radio mi rispondono che Squalo può fare quello che vuole. “Speriamo solo se ne vada via prima di ammazzare qualcuno.” E' la chiosa di Giubeca.
Dopo aver tirato la coca con una squallida cannuccia raccolta da terra Squalo inizia a ballare con il travone.
Il nero gli da qualche centimetro in altezza. Ma Squalo non si formalizza. Anzi lo bacia.
O porca troia, penso, spero che entrambi sappiano che li in mezzo ci sono ben tre pistole se no sono cazzi.
E no. Nessuno dei due si aspettava la pistola in più.
Ma che cazzo...” dice Squalo dopo aver infilato la mano sotto la gonna del trans.
Ma sei un cazzo di uomo!” Esclama pulendosi la bocca. Poi si corregge: “Anzi sei un cazzo di grosso negro col cazzo.” Deduce squisitamente.
Magari col cazzo grosso, deduco squisitamente io.
Poi Squalo tira fuori la pistola da dietro la giacca.
La infila in bocca al povero cristo con le tette e il cazzo rompendogli un dente.
Inizia ad urlare che gli ha pure offerto la coca, che certe cose si dicono e che se gli piace tanto succhiare che inizi dalla canna della sua pistola e che sarà l'ultima cosa che succhierà. “Schifoso grosso negro col cazzo!” Chiude.
Ritira fuori la pistola dalla bocca del trans terrorizzato, facendogli saltare un altro dente. Lo spinge con violenza contro il vetro.
E gli spara in mezzo alle gambe.
Volevi un buco, eccotelo! Così posso chiamarti troia!”
Poi si gira verso il banco: “E tu cosa hai da guardare, coglione? Fammi un altro vodka cola.”
Che cazzo avete da guardare tutti quanti? Io sono Squalo!” Faccio quel che voglio gli rimane strozzato in gola da una sediata che gli arriva fra capo e collo. E' Michelle, la mia collega trans che al sabato è la Guest Star del terzo banco bar.
Squalo stramazza a terra.
Michelle gli prende la pistola.
Alzati, cazzone.” Intima Michelle a Squalo.
Squalo è stordito. “Alzati!” Urla Michelle. “Porca troia, alzati o ti sparo.”
Squalo mormora qualcosa.
Michelle gli spara ad un braccio.
Alzati. Alzatialzatialzati!” Grida e spara. “Alzaaaaaatiiiiiii!”
Finalmente Squalo è in piedi.
Nel frattempo tutta la security è in sala. Nessuno osa intervenire. La situazione è ad un punto critico: se salvano Squalo condannano a morte Michelle. Se Michelle non lo ammazza sono condannati a morte per non essere intervenuti.
Fuori.” Intima Michelle a Squalo facendogli cenno con la testa di precederla.
Squalo è confuso. Spiaggiato, direi.
Esce e Michelle dietro. Salto al di la del banco per vedere cosa succede.
Michelle ha fatto scavalcare la ringhiera a Squalo che è ora sul muretto. Oltre solo il mare aperto.
Hai rotto il cazzo, Squalo.” Gli dice prima di sparargli in faccia.
Squalo finisce in mare.
Un soprannome, una tomba, penso.
Michelle si infila la pistola fra la vita della gonna, dietro la schiena.
Poi viene al mio banco. Io sono fuori, dietro di lei.
Chi mi devo inculare per avere un vodka e cola in 'sto bar?”
Vodka e cola? Michelle ma che cazzo bevi? Penso.
Te lo faccio subito.” Le dico, tornando al mio posto di lavoro.
E sarà meglio, coglione.” Mi apostrofa come mai aveva fatto in passato.
Michelle...” Pronuncio il suo nome con un tono di amichevole comprensione.
Chi cazzo è Michelle? Io sono Squalo. Coglione.”

giovedì 23 giugno 2011

Vita da Bar ep 37 Bad Vibes.

Le vibrazioni che fanno tintinnare i bicchieri non sono quelle dei sub-wufer. A cadenza regolare vedo i bicchieri spostarsi e i liquidi alcolici oscillare.
Ogni nuova vibrazione è più forte della precedente, ma sembra che me ne renda conto solo io.
I miei colleghi hanno già superato il terzo chupito e la terza riga, per loro è solo una strana sensazione dovuta all'alcol e alla droga.
Cerco di capire cosa succede, mi guardo attorno preoccupato quando l'ultima scossa fa cadere i bicchieri. Questa l'hanno sentita in molti.
E le conseguenze le vediamo tutti: lentamente la costruzione galleggiante si sta alzando, l'acqua guadagna la terraferma, entra nella Cella di Magneto come un piccolo, fastidioso rigagnolo.
Un'altra scossa.
Guardo oltre la chiatta e la vedo arrivare. Non ho tempo di pensare a nulla che l'onda è lì: un muro d'acqua porta a fare surfing il cirinquito. I cristalli del bar crepitano ma resistono all'urto, meno il tetto dal quale inizia a grondare acqua marina. Sembra non finire mai, vedo la passerella venire sradicata dai suoi pilastri per poi ricadere maldestramente in mare e affondare poco dignitosamente.
Un altro tonfo e la chiatta con tutto il cirinquito è nel parterre dove l'onda si disperde per metri e metri.
La gente urla e si ripara la testa con le mani.
Qualcuno ha provato ad uscire ed è stato trascinato via insieme a 120 kg di porta di cristallo.
Intorno a me panico e sgomento.
Io sono paralizzato che cerco di comprendere cosa stia succedendo.
Dal buio del mare di notte mi arriva la risposta. Ma è incredibile. Sgrano gli occhi, cerco di capire. Intanto le scosse si susseguono, così come le ondate. I cristalli esplodono rimanendo uniti dalla pellicola antisfondamento, creando così un effetto polarizzato per il quale mi è impossibile vedere all'esterno.
Finalmente finiscono le scosse e le ondate. Cala un silenzio innaturale. Si sentono solo alcuni gemiti. La gente non capisce, nessuno sa cosa fare, qualcuno si azzarda ad uscire.
Poi il soffitto inizia a crepitare, scricchiolare, urlare come fosse vivo.
Cadono pezzi di metallo e componenti elettrici e cavi mentre il tetto viene sradicato da un angolo come fosse il coperchio di una scatola di tonno.
Decido di uscire come tutto il resto della gente che era rimasta all'interno della Cella di Magneto e ora non posso fare a meno di credere ai miei occhi: Godzilla sta aprendo lo Star Wars come una scatola di sardine.
I cristalli cedono di schianto e si afflosciano sulla gente accalcata che cerca di fuggire.
Con un colpo di coda Godzilla frantuma la parte diametralmente opposta all'angolo di tetto che ha sradicato e il locale si si inclina su un lato.
Il tetto ormai non c'è più e il più gigantesco dinosauro mai creato dalla fantasia dell'uomo guarda dentro deluso. Chissà cosa sperava di trovarci.
Sta per attaccare il cirinquito quando viene bloccato dagli enormi tentacoli del polpo gigante che dicono viva nei fondali di questo mare.
Il polpo gigante emette un suono acuto che fa abbaiare Godzilla, il quale cerca di divincolarsi dalla morsa che lo trattiene dalla sua furia distruttiva.
Indietreggiando inciampo su Predator, a terra privo di sensi.
Rialzandomi poso le mani sul suo traduttore galattico.
Lo prendo e lo aziono.
Non so perché, ma lo prendo e lo aziono, puntandolo verso i mostri.
Lasciami stare,” grida Godzilla, “sono mesi che non mi fanno dormire! Tengono la musica ad un volume assurdo per tutta la notte!”
Potevi mandare un esposto al Sindaco." Risponde il polpo gigante. " Guarda che casino hai combinato, danni alla proprietà demaniale, privata e decine di feriti. Ora ti faranno traslocare anche da qua e dovrai trovarti un altro posto dove stare.”
Mi hanno esasperato.” Ribatte Godzilla.
Non va bene! Sai che non puoi mostrarti ai civili! E neppure io... Sei il solito egoista Goddi. Guarda, non ho parole.”
E allora stai zitto.” Con un colpo di coda riesce a liberarsi del polpo gigante. Poi alza minaccioso quella zampa che si ritrova e schiaccia lo Star Wars Bar con rabbia, facendolo sprofondare nelle propria fondamenta.
'Fanculo silenzio fobici del cazzo!” Digrigna il dinosauro prima di farsi inghiottire dal mare nero e tornarsene da dove è venuto.
Aspetta Goddi...” Sento dire dal polpo gigante.
Poi mi ritrovo davanti ad un vero Ground Zero a forma di impronta di tirannosauro svuotato da qualsiasi emozione, incapace di provare qualsiasi cosa.
Cerco di gestire questa mancanza di emozioni.
Cazzo, mi dico, il bar di tante avventure.
Anni di risse, sesso, casini, bottigliate, feste, droga, alcol a fiumi.
Tutto finito sotto la zampa di un dinosauro?
Mi sale un senso di pace.
E' tutto finito.
Una lacrima mi riga la guancia.
E' finito.
E' finita la musica a volumi improbabili.
Sono finiti i giorni in cui si tornava a casa all'alba.
E' finita la gestazione razionale di ubriaconi molesti.
Grazie Goddi. Dico sottovoce.
You are totally fallen!” Urla una conduttrice inglese di emtv.
Si accendono dei fari, compaiono delle telecamere, gente si alza da terra e inizia ad applaudirmi.
You're totally fallen!” Mi ripete la conduttrice inglese.
La guardo allibito. Con un accento anglosassone marcato mi dice: ci sei cascato.
Io non capisco. “Ci sei cascato, era uno scherzo. Sei su Emtv!”
Mi guardo intorno, lo Star Wars Bar è un orma di dinosauro: che cazzo di scherzo è?
Ed erano tutte comparse.” Mi dice la conduttrice. “Anche quelle che stanno portando all'ospedale.”
Ovvero eravate tutti d'accordo?”
Si! Ci sei cascatodel tutto, you're totally fallen!!”
Impazzisco.
Porca troia, urlo, finiscila con sto cazzo di fallen, porca troia, ho capito, porca troia, ho capito, porca troia. Ma che cazzo di scherzo è? Ma come cazzo state? Avete distrutto un locale, mandato della gente all'ospedale. Porcatroiaporca.
Che razza di scherzo è?
Per il locale non ti preoccupare, dice la conduttrice anglosassone, domani arriva via aerea il prefabbricato che verrà situato al posto del vecchio Star Wars Bar. Le comparse che sono finite all'ospedale hanno firmato una liberatoria per partecipare, noi non abbiamo responsabilità.”
Ma non ti interessa sapere come abbiamo fatto per Godzilla e la Piovra Gigante?”
No, porcatroiaporca, no. Non mi interessa.
Mi interessa solo che domani devo venire a lavorare e anche un po' prima, visto che ci saranno tutti i carichi da fare.
Per uno scherzo del cazzo.
Porcatroiaporca!

martedì 7 giugno 2011

Vita da Bar ep 36 FELIX!

Adesso si sballano con FELIX, i miei clienti.
Per loro è come stare in Strange Days, per me è come servire degli zombie in LSD.
FELIX (fantasy element link illimited xxx) è una espansione elettronica della creatività che ti permette di vivere false realtà parallele in cui puoi fare, sostanzialmente, quel che cazzo ti pare.
Lo Star Wars è un luogo più sicuro, così.
Ma anche molto più noioso.
Le risse sono virtuali, gli accoppiamenti pure e gli avventori hanno gli occhi spenti.
Ma FELIX costa e anche parecchio, non è alla portata di tutti.
Allo Star Wars la connessione è wi-fi ma se non hai la tua espansione personale puoi giusto navigare gratis su internet col cellulare. Ne consegue che i ragazzini che vengono dalla periferia e che hanno giusto i soldi per l'ingresso e la prima consumazione rompono i coglioni come prima. Maleducati e arroganti, anche ladri a volte, li ho visti rubare espansioni e consumazioni a poveri erasmus. Ma tutto sommato preferisco loro, veraci e voraci, a quell'ammasso di amebe amorfe che si fanno di FELIX rinunciando al brivido della vita reale.
Il brivido di un approccio, piuttosto che lo scontro verbale con qualche arrogante coglioncello che fa il furbo alla cassa.
Fra un ricco FELIX e un povero di periferia pesto lime come fossi in una fabbrica di succo di limone con la cassa dritta che picchia duro sui miei timpani il re-mix elettronico di una canzone anni '50 piuttosto che l'ultimo brano di qualche sconosciuto musicista che non ha mai visto uno strumento. Nella monotonia assordante della noisehouse mi arriva al banco quello che meno mi piace di tutti i ragazzetti di stasera.
Tatuato e palestrato non è in FELIX, tutt'altro. E' incazzato. E si sfoga con me appellandomi in malo modo per la dose alcolica del Vodka Redbull. Ne vuole di più.
“Cos'è 'sta merda che mi hai dato?”. Continua. Lo guardo torvo e gli dico che è più di quanto si meriti.
Suona il beep gracchiante della risposta sbagliata. Il ragazzetto si incazza ancora di più. Mi porge il bicchiere pretendendo un'aggiunta di vodka. Io ignoro il beep gracchiante della risposta sbagliata e gli inclino il bicchiere, facendo uscire quasi metà del cocktail.
“Questo è quanto puoi bere, adesso. E se mi fai incazzare ancora non bevi più nulla, coglione!”
Ancora beep, risposta sbagliata.
Adesso è veramente fuori di testa. Mi arriva in faccia quel che rimane del colpo, ghiaccio pieno compreso e successivamente un pugno sulla tempia.
Buio.

Nella scena successiva lo sto stringendo per il collo con il mio avambraccio, sono dietro di lui, e gli dico che queste sono le ultime parole che sentirà perché adesso gli stacco le orecchie a morsi, cosa che inizio a fare con sommo piacere. Prima una poi l'altra.
Lui urla disperato, anche se non credo che si possa sentire. Poi prendo la ormai classica bottiglia di vodka dal banco e gli apro la bocca a forza, facendogli ingurgitare 70 cl di alcol in quaranta secondi. Il ragazzo sviene. Me lo carico sulle spalle e lo porto nel parterre, dove teniamo dei grossi fusti pieni di acido. Li utilizziamo per disfarci dei cadaveri. Ce lo butto dentro. Una goccia mi schizza sulla mano. Frigge. Invoco il nome di dio invano e di qualche animale domestico a caso, tenendomi la mano. Ma il dolore è già svanito. Ho solo una piccola bruciatura alla base del mignolo.
Respiro profondo.
Guardo il timer che ho al polso. Tre, due, uno. Disconnessione in corso.
Esco da FELIX.

Nella realtà quelli della sicurezza si stanno portando via il ragazzetto.
L'ho chiamati prima di connettermi.
Ma la soddisfazione di fargli quello che si meritava, anche se in maniera virtuale, è stata notevole.
Direi 50 euro spesi bene.
Direi viva FELIX!

martedì 27 luglio 2010

Vita da Bar ep. 35 Non è un locale per vecchi (ovvero La parte cattiva di Vinni).


Oggi faccio il turno lungo. Devo sostituire il Cinese che si occupa dell'aperitivo perché è andato a farsi tatuare una geisha sulla schiena. Il Cinese è il mio collega del turno di giorno e deve il soprannome, ridotto anche in Cino, perché è cinese. O meglio: lavora quanto un cinese; per il resto è un occidentale in un corpo secco con gli occhi a mandorla e i capelli lisci e neri.
Il Cino si occupa dell'aperitivo e della preparazione dello Star Wars versione notturna.
Oggi tocca a me e fra un Martini Cocktail e un Margarita, taglio lime e arance di scorta nel caldo torrido della Cella di Magneto giornaliera. Un caldo torrido che per un attimo lascia spazio ad un soffio gelido. Non ho mai sentito il soffio della morte ma se lo dovessi descrivere prenderei spunto da quello che ho appena sentito.
Mi giro e vedo Vinni spostarsi come fosse su un tapis roulant. Ha con se un piccolo carrello, di quelli che vengono utilizzati da chi si deve portare dietro l'ossigeno. E' fuori. Gli faccio un cenno di saluto non corrisposto. Poi lo vedo sparire a Ground Zero.
Lentamente finisce l'aperitivo e le preparazioni delle scorte di frutta e ghiaccio. Lentamente si va all'imbrunire e oltre al cambio di bicchieri, sostituiamo il vetro con la plastica, cambia anche il target. Iniziano ad arrivare i primi giovani in cerca di musica alta e del loro primo vodka pesca redbull.
Risento quel brivido gelido e rispunta Vinni dall'ufficio sotterraneo. Questa volta ha una bombola sul carrello che porta con se. Si incontra con Giubeca per il briefing pre-serale. Giubeca ha il pelo ispido sulla schiena come un cane che fa il bullo, mentre parla con Vinni.
Vedo che discutono su qualcosa finché Vinni si impone in maniera perentoria. Giubeca senza rendersene conto gli ha mostrato anche i denti, forse gli ha anche ringhiato ma alla fine entra nella Cella di Magneto con la coda fra le gambe.
“Che succede?” Chiedo incuriosito.
Scopro che Vinni ha dato disposizione di far entrare persone non gradite nel caso si presentassero. Facendo una lista di nomi, ampliata anche a chi non fosse gradito per la prima volta.
“Bene!” Mormoro sarcastico.
Giubeca insulta Vinni minacciandolo di non andare in suo soccorso se succedesse qualcosa.
Naturalmente Vinni non è presente.
Vinni stasera è strano.
Ha una corporatura media, alto appena sotto la media, è solitamente disponibile con i suoi soci e sottoposti, previa una antipatia infastidente, quello che lui chiama odio, verso tutto e tutti. E' litigioso il giusto ma non un attaccabrighe. E solitamente non vuole merda nel suo locale.
Nel giro di una manciata di minuti non ho più tempo per queste elucubrazioni perché lo Star Wars si è riempito. Le luci si sono abbassate ed è ufficialmente iniziata la serata.
Come all'ufficio anagrafe il cliente scienziato deve seguire il giusto protocollo e la giusta procedura per ottenere da bere: prima passa alla cassa dove paga il corrispettivo delle consumazioni che desidera, gli viene vidimata la drink card e gli viene rilasciato lo scontrino che successivamente deve mostrare al barman per ottenere ciò per cui ha pagato. Se non va prima alla cassa non ottiene da bere. Se perde lo scontrino non ottiene da bere. Se lo scontrino è in pessime condizioni potrebbe non ottenere da bere. Se è maleducato con me ottiene da bere dopo che ho servito tutti gli altri, ma questo lo sanno già tutti.
Francine, che stasera lavora con me, mi mostra uno scontrino strappato e mi chiede ironica se è buono, indicandomi il ragazzo dai capelli rossi con la maglietta del Portogallo che glielo ha dato. Gli dico che ha sbagliato qualcosa nella procedura e lo respingiamo. Lui protesta in maniera vibrante sporgendosi dal banco fino a che un amico non lo porta via.
Brivido freddo: Vinni sta osservando da fuori con quella cazzo di bombola che si porta dietro.
La sera prosegue con questo andazzo: vecchie conoscenze respinte all'ingresso per anni affollano il mio banco cercando di molestare la cassiera, Francine e me in tutti i modi. Ed ogni volta un brivido mi corre lungo la schiena. Chi allunga le mani per rubare le bottiglie, chi non ne vuole sapere di fare la coda alla cassa, chi mi chiede spudoratamente di fargli da bere gratis, chi mostra scontrini di H&M, chi ha il canestrello sulla narice.
Tutti mi fanno incazzare e per tutti c'è Vinni che mi fa venire i brividi.
Durante la mia pausa lo intravedo scivolare sul suo tapis roulant immaginario mentre segue uno degli indesiderati. Lo porta nell'angolo più buio dello Star Wars Bar, gli punta l'ugello, che è collegato alla bombola tramite un tubo di gomma, alla fronte, libera l'aria compressa che la bombola contiene e la rondella contenuta nell'ugello fa un buco nella testa del malcapitato.
Che finisce in acqua.
Sono sbigottito.
Non so cosa fare.
Sono anche intimorito.
Una ragazza dietro di me mi toglie dall'imbarazzo: anche lei ha visto la scena e sta chiamando la polizia, in maniera discreta, per non farsi scoprire da Vinni.
Spiega in maniera semplice ed esaustiva ciò che ha visto, poi risponde “si” ad alcune domande del poliziotto in linea. Praticamente rimane in attesa fino a che non arriva la cavalleria in grigio e blu.
Ho già vissuto queste scene: un gruppo in tenuta antisommossa entra rapido dalla passerella.
Fari e torce cercano di individuare l'obbiettivo, che come una volpe braccata scappa a destra e a sinistra.
Urla di donna e ordini perentori dei corpi scelti si mischiano.
Vinni è ormai in trappola.
Almeno così pensiamo tutti.
Felino supera la ringhiera sempre con la bombola che ora stringe fra le braccia.
Un attimo ed è in acqua.
La bombola se lo porta giù, nel torbido del porto.
Poi una scia di bolle che si allontanano verso il largo fa intuire che Vinni abbia aperto la bombola e l'abbia usata come propulsore per scappare.
Non posso credere di aver assistito a tutto questo e le sorprese sembrano non finire: il porto brulica di corpi giustiziati, ne ha fatti fuori una decina.

“Non posso lasciarvi soli due giorni che succede un macello.” E' la voce di Vinni.
E' accanto a me. Asciutto.
Eppure l'ho visto uccidere una persona, fuggire alla polizia e buttarsi in acqua.
Sono sorpreso ma a pelle so che questo non è quel Vinni che qualche minuto fa si è buttato in mare: non mi fa rabbrividire.
La ragazza che ha chiamato la polizia lo riconosce e lo indica ad un graduato.
Il graduato si avvicina e gli pone qualche domanda pro-forma, avendo visto anche lui il colpevole della strage buttarsi in acqua. Esce fuori che Vinni è appena tornato dall'estero, si era recato a trovare i parenti di Agata, e ha un biglietto aereo che lo dimostra.
Qualche ora dopo, appena ho reso la mia deposizione alla polizia, stanco e provato, mentre assisto al recupero dell'ultimo corpo, Vinni mi si avvicina e nell'orecchio mi sussurra: “Avere un gemello cattivo è gratificante. Non sai quante cose puoi progettare.”
Lo guardo spaventato.
“A proposito, per aver detto a mia moglie di Maga hai rischiato la vita. Purtroppo per me a testa o croce è uscito croce...”
Non capisco. Vorrei dirgli che io non ho mai detto nulla a sua moglie. Ma preferisco non sfidare due volte la sorte.
Poi un pensiero si intrufola nella mia mente: il mio endecamorfo datore di lavoro avrà un doppio cattivo per ogni tentacolo?

giovedì 15 luglio 2010

Vita da Bar ep. 34 L'Orlando Sorpreso

E' l'anno dello Star Wars Bar. Va di moda. E il bartender è il primo a faticare, nel bel locale trend.
Per ogni giorno della settimana c'è un tema diverso che si va ad aggiungere al mercoledì della mafia gay, al venerdì della mafia albanese, al sabato della musica nervosa e sincopata del gran DJ House Special Guest.
Al martedì abbiamo le ragazze addizionate e al giovedì la serata dedicata ai balli multietnici venusiani.
Domenica e lunedì me ne fotto e vado al mare.
Mi stanco e mi diverto molto. Questa sera rido con la animatrice omosessuale, perché mi fa sempre ridere, quando intravedo Akane.
Pensavo che avesse finito le sue indagini valutatrici e vederla mi innervosisce. C'è qualcosa di irrisolto e la cosa mi irrita, anche perché non so bene quali siano i mie sentimenti nei suoi confronti, ne i suoi nei miei.
Faccio finta di niente e continuo a ridere con l'animatrice che dal banco mi chiama con il microfono per farsi servire da bere scavalcando tutti i calamaretti che aspettano ligi il loro turno.
Gli servo un bel bicchiere di Jack liscio, e in questo è assimilabile a Mr. Panda, perché “intanto siamo a fine serata” come dice lei.
In effetti la gente ha iniziato a sfollare, tanto da permettermi di vedere Akane al bar galleggiante che parla con Mordicchio e Regina Tequila.
Decido di risolvere la situazione e vado a farle una sorpresa.
Questa volta voglio prenderla io in contropiede.
Ma quando sono sul ponticello che unisce la struttura galleggiante alla terraferma assisto ad una scena già vista.
Akane, liberatasi di Regina Tequila e Mordicchio, flirta con un cazzo di barback che le offre da bere.
Riconosco l'emozione del ragazzo, riconosco quel deglutire imbarazzato e il panico da cervello disfunzionale perché perso negli occhi manga della bella Akane.
Poi vedo un micro movimento del Commissario Esterno, un movimento che io non avevo percepito perché offuscato dall'emozione: Akane si è spinta in maniera quasi impercettibile verso il ragazzo, invadendo il suo spazio intimo, quello spazio chimico in cui le molecole si mischiano fra loro. Il ragazzo allora osa. Ha tutta l'intenzione di baciarla.
In tutto questo io sono fermo a guardare come finirà.
Anche se penso di saperlo già.
Quando i due sono vicinissimi Akane tira fuori dalla borsetta il telefono e risponde secca, senza lasciar parlare l'interlocutore.
Poi chiude il telefono.
Io so che ha detto: “Lo so, arrivo!”
Akane cerca di accomiatarsi dal barback che è incredulo. Non si capacita di come abbia potuto perdere un occasione così.
E io non mi capacito perché abbia questo comportamento.
Finalmente si libera del povero ragazzo, che le bacia la mano prima di lasciarla andare, rimanendo trasognante, e si dirige verso di me.
Dove cazzo vai? Mi chiedo.
Per un attimo ho il terrore che mi abbia visto.
Quando è a mezzo metro da me faccio una giravolta evitando di incrociare il suo sguardo ritrovandomi così dietro di lei.
La seguo con lo sguardo e vedo che si incrocia con il Talebano.
Parlottano poi si allontanano.
Li seguo.
Scendono a Ground Zero.
Entrano in ufficio, la porta è socchiusa.
Li sento parlare. Lei sta facendo un elenco di nomi, tutti dipendenti serali dello Star Wars.
Tutti maschi.
Otto nomi.
“Cinquanta euro a maschietto fanno quattrocento euro.” Dice Akane.
Continua a sorprendermi la capacità di Akane di dire cose perfettamente comprensibili ma senza un senso logico per me.
Cosa cazzo vuol dire cinquanta euro a maschietto?
Poi il Talebano complica l'arcano quando le dice che non si aspettava che io e l'ultimo barback ci cascassimo.
Apro la porta ormai senza vergogna per aver origliato.
“Di che cazzo state parlando?”
Akane, di schiena, sobbalza. Il Talebano mi sorride. Sulla scrivania ci sono una mazzetta di banconote da venti e da cinquanta. Presumo i quattrocento euro di Akane.
“Ho scommesso che non vi avrebbe sedotto tutti e otto. Contavo proprio su di te e Zoro.” Dice il Talebano. Zoro è l'ultima vittima di questo terribile azzardo.
“Bastava che uno di voi non si fosse fatto sedurre e io non avrei pagato Akane per il lavoro svolto.”
“Invece ci sono riuscita e mi ha pagato cinquanta euro in più per ogni maschietto che lavora nel locale.”
Sono decisamente incazzato.
Vorrei urlare insulti a caso alle loro persone e famiglie.
Ma non me ne vengono.
Akane prende i soldi e se ne va.
Io tiro un pugno alla porta.
Il Talebano mi si avvicina e mi dice: “Anche io sono incazzato. Gli accordi della scommessa erano che se non riusciva a sedurvi tutti sarebbe venuta a letto con me.”
Rabbrividisco quando me lo dice.
Ricapitolando: io sono incazzato con Akane perché mi ha preso per il culo e il Talebano è incazzato con me e Zoro perché aveva puntato sulla mia professionalità e sulla sua verginità.
Ridò un pugno alla porta.
Esco incazzato.
Salgo le scale di Ground Zero facendo gli scalini cristando.
Quando arrivo in cima qualcuno mi afferra da dietro il palo portante del cubo di vetro.
Mi bacia.
E' Akane.
E ha un sapore dolcissimo.
Come una vittoria arrivata all'ultimo secondo.
E io che volevo farle una sorpresa.

domenica 4 luglio 2010

Vita da bar ep. 33 L'Orlando Furioso.

Finisce con me che incenerisco tutte le Hack che si presentano al banco in un attacco di misoginia. Quando termina lo stillicidio del contatto pubblico e i buttafuori liberano le sale sbrigo il lavoro di routine in silenzio, creando tensione fra i miei colleghi che non capiscono il mio atteggiamento scostante.
Finito il mio, saluto appena e scendo a Ground Zero per cambiarmi. Rinuncio perfino all'irrinunciabile facile vittoria contro la nazionale albanese di calcio-balilla.
Mi metto una camicia pulita e profumata su un corpo sudato, cambio le scarpe e faccio per uscire quando incontro il Talebano con la Manga Girl.
Ho subito un istinto omicida verso il Talebano: non può schiacciarsi il mio amore della sera. Non nella stessa sera in cui è il mio amore, almeno.
Poi ho un istinto omicida anche verso la Manga Girl. Cazzo! Non con il Talebano. Peter, Duca, Regina Tequila. Va bene tutto ma non il Talebano.
Li apostrofo in malo modo, senza pensare che uno è il mio capo. Uno dei miei capi.
Il Talebano non da peso al mio modo scortese, mentre la Manga Girl mi guarda sgradevolmente sorpresa.
“Devo dedurre che non ho fatto una buona valutazione della tua persona.” Mi dice.
Perché ogni volta che comprendo le parole della ragazza di cui mi sono innamorato stasera mi sembrano senza un significato logico?
“Deduci quel che cazzo ti pare.” Continuo scortese, ferito al cuore.
“Credo che sia giunto il momento delle presentazioni.” Interviene il Talebano, sorpreso anche lui dal mio atteggiamento, questa volta.
“Me la presenterai domani.” Dico andandomene, sopra al suo: “Lei è la nostra nuova capo del personale, Akane Tendo.”
Ormai li ho superati. Mi fermo per due motivi. Uno è che il Talebano non è con la Manga Girl per schiacciarsela. E questo è un buon motivo. Il secondo è che ci ho provato tutta la sera con il nuovo capo del personale. E questo non so se è un buon motivo. Ora devo trovare la soluzione a un problema etico: andarmene e creare un personaggio scostante e antipatico o presentarmi con tanto di scuse spiegando un inspiegabile malinteso?
Mi giro e tendo la mano alla nuova capo del personale.
“In realtà ci siamo già presentati.” Mi dice lei stringendomi comunque la mano.
“Scusa. Ho avuto una serata difficile.” Le dico.
“Non mi sembrava, fino ad un'ora fa.” Mi risponde ambigua.
“Precisamente quale sarebbe il tuo compito?” Chiedo indispettito da questa situazione imbarazzante.
“Fare una valutazione del personale già esistente, verificare che siano professionali e che non offrano da bere alle belle ragazze.” Sorride sottolineando l'ultima parte della concisa ma esaustiva spiegazione.
“In realtà non sono un capo del personale ma una sorta di commissario esterno che vi ha valutato in questa settimana.”
Una spia del cazzo, penso.
“Senza dirci nulla.” Dico piccato.
“Era per svolgere meglio il mio lavoro.”
Ok, una spia del cazzo.
“Bene Akane, l'ho presa la sufficienza?” Chiedo sarcastico.
Akane guarda il Talebano come a chiedere il permesso di svelare il voto.
Il Talebano consente scrollando le spalle.
Akane mi allunga una copia di un rapporto.
“Non è concluso, sono scesa appunto per completare i rapporti.”
Prendo il foglio senza distogliere lo sguardo dalla Manga Girl. Il Talebano si avvia in ufficio, una porta prima degli spogliatoi.
Per un secondo rimaniamo soli, io e Akane.
“Ma allora ho frainteso tutto?” Sibilo.
Akane mi guarda negli occhi: “E' una buona valutazione, Solo.”
Deglutisco a fatica.
“Anche se ti ho offerto da bere due volte?”
“Ti ho osservato tutta la settimana blablabla...” Non la ascolto più.
“Ho davvero frainteso tutto?” Questa volta il sibilo è più alto.
Akane si zittisce. “Devo andare. Ho un lavoro da terminare.” E mi lascia li, sulla soglia di un corridoio che puzza di latrina, solo e sconsolato.
Accartoccio il rapporto senza leggerlo e lo butto nel cesso con un tiro da tre, come nel basket, superando ben due porte ad angolo retto l'una con l'altra.
Akane è ancora sulla porta dell'ufficio.
La chiamo.
Non si gira.
“Anche se ho frainteso ne è valsa la pena.” Non urlo, ma sono sicuro che mi abbia sentito.
Il vero peccato sarebbe averci visto giusto, penso uscendo.
Ma ho l'impressione che questo non lo scoprirò mai.